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Venezia


 

Monte di Pietà di Venezia


Falliti diversi tentativi fra il XVI e il XVIII secolo, un Banco Pignoratizio Comunale fu istituito a Venezia solo il 6 ottobre 1806 quando, per volere del governo napoleonico, vennero unificati i tre vecchi banchi del ghetto, identificati dai colori bianco, verde e nero.
Attraverso gli statuti venne stabilito che il Banco fosse amministrato da una deputazione mista formata da tre cittadini cristiani e da tre ebrei (ai quali, con l'estensione a Venezia del Codice napoleonico, era stata riconosciuta l'eguaglianza civile con il resto della popolazione).
Il Banco avviò la propria attività con un fondo iniziale di 130.000 ducati, frutto dei patrimoni unificati dei tre banchi ebraici.
Con la caduta della Serenissima (1797) era iniziato per Venezia un ventennio di instabilità politica accompagnata da guerre, disordini, carestie ed epidemie: ciò aveva aumentato il bisogno di credito da parte della popolazione, e ben presto le casse comunali si erano rivelate insufficienti a sostenere le necessità finanziarie del Banco. Così, tra il 1820 e il 1821, il governatore delle Provincie Venete Carlo Inzaghi propose la costituzione a Venezia di una locale Cassa di Risparmio che, associata al Banco Pignoratizio, avrebbe potuto finanziare attraverso la raccolta del risparmio le operazioni di prestito su pegno: la Cassa di Venezia venne così aperta al pubblico il 12 febbraio 1822.
Denominato Monte di Pietà nel 1834, l'Istituto si trasferì poco tempo dopo in una prestigiosa sede sul Canal Grande, il palazzo Corner della Regina.
In questo periodo il Monte fu vittima di una serie di malversazioni e di ruberie commesse da alcuni impiegati, che gli costarono una perdita di circa 130.000 lire. Operazioni di prestito su pegno particolarmente avventate e di ammontare piuttosto elevato, che costarono al Monte un'ulteriore perdita di mezzo milione di lire, contribuirono poi ad aumentare il clima di sfiducia dei depositanti, proprio in un momento di grave crisi economica e politica per la città, coincidente con lo scoppio dei disordini del 1848.
Così, il 29 marzo dello stesso anno, Daniele Manin comunicò a nome del Governo la concessione di un finanziamento di 630.000 lire al Monte e alla Cassa al fine di ripianare le perdite.
Con il ritorno degli austriaci venne istituita una commissione per dotare la Cassa di Risparmio di un'amministrazione propria: approvato il nuovo statuto il 30 giugno 1853, l'Istituto poté impiegare i depositi non più solo per finanziare il Monte, ma anche in mutui ed in operazioni diverse. Solo con lo statuto approvato con decreto 22 luglio 1886 si giunse alla totale indipendenza fra le due istituzioni.
Nel 1927 il vecchio Monte, in gravi difficoltà finanziarie, venne assorbito dalla Cassa di Risparmio di Venezia, che così istituì al proprio interno una sezione pegni.

Fonti:
- Antonio Battistella, La Cassa di Risparmio di Venezia nel suo primo centenario (12 febbraio 1922), Venezia, Società Anonima Veneziana Industrie Grafiche, 1922, pp. 5-39;
- Elio Zorzi e Giuseppe Cudini, La Cassa di Risparmio di Venezia. Sintesi storica dopo 135 anni dalla fondazione, Venezia, Officine Grafiche Carlo Ferrari, 1957, pp. 11-32;
- Cassa di Risparmio di Venezia, Un secolo e mezzo di attività. 1822-1972, Venezia, Cassa di Risparmio di Venezia, 1972, pp. 11-45;
- Vittorino Meneghin, I Monti di Pietà in Italia dal 1462 al 1562, Vicenza, LIEF Edizioni, 1986, pp. 29-33;
- Giannantonio Paladini, Uscire dall'isola. Venezia, risparmio privato e pubblica utilità. 1822-2002, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 3-51;
- Alvise Simonato e Pietro Verardo (a cura di), La Cassa di Risparmio di Venezia. Immagini di una storia, Venezia, Cassa di Risparmio di Venezia, 2004, pp. 13-29;

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