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Terzigno


 

Banca Fabbrocini

La Banca Angelo Fabbrocini & Figlio, società in nome collettivo, venne fondata a Terzigno il 26 novembre 1921, con un capitale di 30.000 lire.
I proprietari Angelo Fabbrocini, ex titolare di una rivendita di tabacchi, ed il figlio Antonio, per qualche tempo “produttori di affari” per conto della Banca Italiana di Sconto, una volta acquisite le giuste competenze tecniche decisero di mettersi in proprio, costituendo un’azienda che in poco tempo seppe affermarsi con risultati soddisfacenti a Terzigno e nei paesi limitrofi, tanto che nel 1926 venne aperta la prima succursale a Poggiomarino.
La zona di competenza dell’Istituto era preminentemente agricola, anche se a Terzigno, comune all’epoca di poco più di 7.000 abitanti, vi era un’importante attività industriale, con la presenza della Ditta Fratelli Boccia (tessitura meccanica), della Ditta Auricchio (produzione e commercio di formaggi), dell’Enopolio Vesuviano e di altre fabbriche per la produzione di alcool.
Nel giugno 1932 il capitale sociale venne aumentato a 150.000 lire.
Nel 1935 Angelo Fabbrocini, ormai in età avanzata, ritirò la propria quota di capitale ed affidò l’amministrazione dell’Istituto al figlio Antonio, continuando tuttavia a figurare nell’azienda in qualità di socio.
Nel 1939 l’ispettore della Banca d’Italia, inviato a Terzigno, riservò commenti lusinghieri alla competenza tecnica dei Fabbrocini, profondi conoscitori del territorio di competenza, e alla situazione della Banca, “tale da garantire largamente – senza tener conto del ragguardevole patrimonio dei suoi componenti, illimitatamente responsabili – il risparmio ad essa affidato”.
Il 10 marzo 1943 Angelo Fabbrocini firmò l’atto di recesso dalla società, lasciandola nelle mani del solo figlio Antonio che, il giorno seguente, aumentò il capitale sociale da 250.000 a 600.000 lire, e successivamente trasformò la società da collettiva ad individuale, con la nuova ragione sociale di “Banca Angelo Fabbrocini & Figlio - di Antonio Fabbrocini”.
Il 23 marzo 1962 l’Istituto fu trasformato in società per azioni.
Tre anni più tardi la Banca Popolare Cooperativa di Frattamaggiore, in liquidazione, cedette le proprie attività alla Banca Fabbrocini, che si sostituì ad essa nell’esercizio degli sportelli bancari di Frattamaggiore, Arzano, Caivano e Mugnano di Napoli.
La visita ispettiva della Banca d’Italia del 1973 segnalò gravi irregolarità nel bilancio dell’Istituto (nello scandalo fu coinvolto anche il deputato democristiano Antonio Gava, all’epoca sindaco della società), nel frattempo passato nelle mani dei figli di Antonio, ai quali la magistratura rivolse poi le accuse di violazione delle leggi bancarie e di appropriazione indebita.
Posta in liquidazione coatta amministrativa, nel 1981 la Banca cedette i propri sportelli all’Istituto Bancario San Paolo di Torino.

Fonti:
- Associazione Bancaria Italiana, Annuario delle aziende di credito e finanziarie 1981, volume I, Dati sulle aziende e elenco sportelli, Roma, Bancaria Editrice, 1981, p. 822-824;
- Patrizia Capua, Fabbrocini, la caduta dei banchieri campagnoli, in “Repubblica”, 15 marzo 1991;
- Anna Cantaluppi (a cura di), L'Archivio storico della Compagnia di San Paolo, Torino, Compagnia di San Paolo, 2008, p.38;
- Archivio Storico Banca d’Italia, Vigilanza sulle aziende di credito, pratt., n. 6120, fasc. 1; Sconti, pratt., n.1638, fasc. 8; n. 727, fasc. 2;
- Archivio Storico San Paolo, IV, Segreteria generale, Banca Fabbrocini, 1975-1981.

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