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Vicenza


 

Banca Cattolica del Veneto


Nel 1930 la Banca Cattolica Vicentina cambiò il nome in Banca Cattolica del Veneto, dopo l'assorbimento di tre Istituti cattolici: Banca Cattolica di Udine, Banca Cadorina di Pieve di Cadore (Belluno) e Banca Cattolica Atestina di Este (Padova). Tra il 1931 e il 1938 - nel piano di risanamento voluto dal Governo e dal Vaticano - vennero assorbiti altri sei istituti cattolici: Banca Cattolica San Liberale di Treviso, Banca Provinciale di Belluno, Banca Feltrina di Feltre (Belluno), Banca Depositi e Prestiti G. Fabris & C. e Banca Bassanese A. Girardello & C. entrambe di Bassano del Grappa (Vicenza), Banca Agricola Distrettuale di Dolo (Venezia).
La crescita economica e territoriale della Banca proseguì con l'incorporazione di altri cinque istituti tra il 1946 e il 1969 (Banca Agricola Distrettuale nel 1946, Banca Veneziana di Crediti e Conti Correnti nel 1948, Banca Mandamentale di Maniago e Sacile nel 1950, Banca San Daniele nel 1951 e Banca Triestina nel 1969).
La Banca, durante la lunga guida di Secondo Piovesan, che la diresse dagli anni '30 al 1972, crebbe insieme all'economia della regione, attraverso quella reciproca influenza tra forze imprenditoriali locali e banche minori che contribuì a favorire lo sviluppo sia in campo agricolo sia, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, nel campo della piccola e media impresa industriale, artigiana e commerciale.
Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, la Banca, controllata dall'Istituto per le Opere di Religione (IOR), si inserì nei molteplici meccanismi istituzionali del finanziamento dell'industria (dal piano Marshall ai fondi Erp, ai mediocrediti regionali), rinunciando all'identificazione esclusiva con la cooperazione e il mondo agricolo.
Nel 1954 la Banca Cattolica del Veneto partecipò, con un contributo di cinquanta milioni di lire, alla creazione del Mediocredito delle Venezie, la cui vicepresidenza fu affidata a Secondo Piovesan.
Il contributo della BCV all'attività del nuovo Istituto fu molto importante: nel 1956, ad esempio, la percentuale delle operazioni presentate dalla Banca sul totale dei contratti stipulati dal Mediocredito fu addirittura del 54%.
Con la legge 31 luglio 1957 n. 742 fu invece istituito il Mediocredito del Friuli, con il concorso dello Stato per un miliardo di lire e la partecipazione della BCV (insieme alla Camera di Commercio di Udine, alla Cassa di Risparmio di Udine e ad un gruppo di banche locali).
Nel 1972 il Banco Ambrosiano, tramite La Centrale Finanziaria, acquisì la maggioranza relativa delle azioni della Banca Cattolica del Veneto.
La fusione nel 1989 tra il Nuovo Banco Ambrosiano e la Banca Cattolica del Veneto - due banche assai simili per l'impronta cattolica, per il forte radicamento sul proprio territorio e per la capacità aggregante - diede origine al Banco Ambrosiano Veneto.
Al momento della fusione la Cattolica del Veneto contava su una rete di duecentoquattro filiali.

Fonti:
- Gabriele De Rosa, Una banca cattolica fra cooperazione e capitalismo. La Banca Cattolica del Veneto, Roma-Bari, Laterza, 1991;
- Francesca Pino (a cura di), L'Archivio Storico di Banca Intesa. Per una storia al plurale, Milano, Banca Intesa-Silvana Editoriale, 2004;
- Paola Chiapponi e Chiara Guizzi, La Banca Cattolica del Veneto e il suo patrimonio archivistico. Uomini, tradizioni e territorio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2007.

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